di Nadia Fondelli – foto di Edoardo Abruzzese

36 mila presenze di cui 25mila buyer con un bel 4% in più rispetto alla precedente tornata invernale. Altro record che si aggiunge alla presenza di ben 1219 espositori.

“Siamo contentissimi di questo Pitti Uomo – afferma l’amministratore delegato di Pitti Immagine
Raffaello Napoleone– per l’atmosfera di grande positività che si è respirata negli stand e nelle facce di tutti protagonisti”.
E se è contento lui lo siamo tutti. Del resto il made in Italy tira e parecchio, ma non è una novità.
Nella speranza che qualcuno nelle alte stanze dei bottoni si decida a difendere davvero il bello e il buono del bel paese a fatti e non solo a parole, anche noi, che abbiamo consumato suole fra i padiglioni dell’appena trascorso Pitti Uomo invernale più caldo degli ultimi anni metereologicamente parlando vogliamo, in pillole dire la nostra.
Fra il serio e il faceto senza avere la pretesa di essere intenditori di out fit, ma semplici cronisti attenti a ciò che ci gira intorno.
Pitti del resto, così come il festival di Sanremo, è luogo dove devi essere. E non è banale riflettere sulla non troppo strana coincidenza che, questi due mondi variegati e variopinti cadano proprio in pieno carnevale…
Cosa emerge da Pitti? Quali tendenze? Come si vestirà l’uomo la prossima stagione?
Iniziamo dal fondo ovvero dicendo che sfido chiunque ad affermare di poter incontrare trafelato in autobus la mattina il ragionier Rossi vestito con panciotto zebrato o pantalone altezza polpaccio con calzini di due colori diversi (roba che a Pitti era routine).
Emerge tutto e niente e le tendenze sono: classico, trendy, metropolitano, tribale, ecologico, tecnologico, naturale, e via discorrendo con tutti gli altri mirabolanti aggettivi che i colleghi del settore hanno scritto nei loro pezzi letti in rassegna stampa.
Ordunque se è vero che Pitti Uomo oggi offre tendenze per tutti i gusti e altrettanto vero che la moda è qualcosa di molto simile a un quadro astratto dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
Personalmente nei miei cassettini della memoria è rimasta l’emozionante passione di un piccolo artigiano friulano che ha riportato le tipiche Scarpets alle sue origini.
Ovvero vecchia gomma di bicicletta come suola e tessuto non sempre dello stesso bagno di colore per il resto della scarpa. Quella era l’unica scarpa possibile, grazie agli avanzi dei contadini friulani e non ha niente a che fare con la fighettitudine finta pantofola lusso sdoganata da tanti stilisti per vip da Costa Smeralda negli ultimi anni.
Bella anche la nuova vita regalata al cappello (uno degli accessori di culto dei tempi moderni) da Doria 1905 che, con un secolo di storia alle spalle ha avuto il coraggio di rivisitare i grandi classici con colori, inserti modaioli adatti a tutti, specie se dai 30 anni in giù. Applausi perché altri hanno avuto solo la forza di farsi spingere dall’onda rispolverando i modellini dei tempi che furono.
Per il resto occhi strabuzzanti ad ammirare mise bizzarre per gli annoiati poliziotti costretti per giorni davanti alla Fortezza in nome della sicurezza a tutti i costi dell’apparenza; tanto finto buonismo e political correct con le ispirazioni all’Africa e la sfilata con tre migranti mentre nel Mediterraneo continuano le stragi dei viaggi della speranza e poi che barba… tutte quelle barbe false hipster e vittoriane che ci fanno solo convincere di un fatto: fantasia e personalità zero, anche nel regno della moda!

 

Edoardo Abruzzese, Pitti Uomo, 12 gennaio 2016