servizio di Elena Scarici – foto di archivio

La spianata di Tor Vergata è stata un crocevia di volti, lingue e storie: oltre un milione di giovani, giunti da ogni angolo del mondo per la Veglia di Preghiera del Giubileo dei Giovani 2025, hanno trasformato questo luogo in un’icona di speranza, un’epifania di Chiesa viva e universale”. Così mons. Vincenzo Doriano De Luca dell’ufficio Comunicazione della Diocesi di Napoli, commenta l’evento che in questi giorni ha commosso l’Italia, in un editoriale per il Sir, l’agenzia nazionale di informazione religiosa. Papa Leone XIV, con la sua parola limpida e il suo carisma sobrio, ha offerto a questa moltitudine non solo un’esortazione, ma una visione: – scrive mons. De Luca – la cultura del Vangelo come risposta alle inquietudini dell’umanità contemporanea. Questo concetto, che ha attraversato il suo discorso come un filo rosso, non è un’astrazione teologica, ma una proposta socio-antropologica capace di rigenerare il mondo. Il Giubileo dei giovani è sfida per il futuro: per credenti e non, che richiama alla mente quello storico del Duemila con Giovanni Paolo II

In quella occasione papa Wojtyla tenne un discorso che sembra scritto oggi.

La sfida, allora, oggi come ieri, è che la Chiesa traduca questa visione in un cammino ordinario, fatto di piccoli passi, di accompagnamento quotidiano e di una rinnovata fierezza della propria identità, per non lasciare senza risposta il grido di senso di questa generazione.

“Nel cuore della veglia – aggiunge il sacerdote – rispondendo alle domande di tre giovani – su amicizia, coraggio e senso della vita – Papa Leone ha delineato una cultura che non si limita a un insieme di valori, ma si fa stile di vita, relazione, progetto per l’umano.

La cultura del Vangelo,” ha detto il Pontefice, ‘è la capacità di costruire comunità di persone libere, che si amano e si servono, che cercano la verità e non si arrendono alla superficialità'”. È una proposta che sfida le logiche di un’umanità spesso smarrita, che scambia la libertà con l’autonomia assoluta e il desiderio di infinito con il consumo effimero.

“Questa visione, tuttavia, non può esaurirsi nell’entusiasmo di una veglia – si legge nell’editoriale – la Chiesa è chiamata a incarnare la cultura del Vangelo in un cammino ordinario, fatto di gesti concreti e di una pedagogia paziente. Non basta il fascino dei grandi eventi, per quanto necessari: la pastorale degli eventi, se non radicata in un accompagnamento quotidiano, rischia di lasciare i giovani orfani di una guida costante. È l’arte dell’ascolto, del dialogo, della testimonianza viva, che permette ai giovani di scoprire Cristo non come un’idea, ma come una presenza che trasforma”.

Papa Leone ha invitato i giovani a essere “artigiani di una nuova cultura”, missionari di pace e di speranza. “Tor Vergata 2025 non è stata solo una celebrazione, ma una profezia: un milione di giovani che, sotto la croce di Cristo, hanno detto “sì” a una cultura che dona senso, che costruisce ponti, che abbraccia il povero e il diverso. La Chiesa, ora, è chiamata a raccogliere questo “sì” e a trasformarlo in un cammino di fede ordinario, radicato nella quotidianità.

La cultura del Vangelo non è un’utopia, ma una realtà possibile, che si incarna in ogni gesto di carità, in ogni preghiera silenziosa, in ogni relazione autentica”, conclude mons. De Luca