servizio a cura di Silvia Fugi – foto di archivio

Ci sono persone che sembrano vivere sospese tra due mondi. Filippo Sorcinelli è una di queste. Sarto dei Papi, artista visivo, musicista, ma anche uno dei più intensi e radicali profumieri contemporanei. Un alchimista dell’invisibile, capace di unire in un solo gesto il rigore della liturgia e l’estasi dei sensi.

È difficile incasellare Sorcinelli, forse perché lui stesso si muove con disinvoltura tra confini che per altri sarebbero inconciliabili: la spiritualità e il corpo, il sacro e il sensuale, la tradizione e la trasgressione. Il suo mondo è fatto di velluti neri, di incenso bruciato, di pelle, silenzio e vertigini.

Filippo Sorcinelli è noto a livello internazionale per essere il fondatore dell’Atelier LAVS (Laboratorio Atelier Vesti Sacre), che dal 2001 realizza paramenti liturgici per le più alte autorità ecclesiastiche, vestendo gli ultimi tre Papi: Benedetto XVI, che per primo lo ha convocato, Francesco I, con cui ha stabilito un saldo legame, e ora Leone XIV, che per la sua prima messa da Papa ha indossato una sua casula e una sua mitra. I suoi abiti, cuciti a mano con un senso teatrale e sacrale insieme, hanno vestito Pontefici, processioni e liturgie solenni, portando nel cuore della Chiesa una visione estetica densa di arte e significato.

Ma dietro ogni stoffa, ogni filo d’oro, ogni ricamo, si cela qualcosa di più profondo: un desiderio di trascendenza, di bellezza che vada oltre l’apparenza. E forse è proprio questo slancio spirituale che lo ha portato a esplorare il linguaggio invisibile del profumo.

Nel 2014 nasce UNUM, la sua prima collezione olfattiva, che diventa subito un caso. Non tanto per ragioni commerciali – UNUM è tutto fuorché convenzionale – ma per la capacità di tradurre in molecole un’estetica complessa, fatta di ombre, silenzi e devozione.

Il profumo come rito, come carne, come preghiera.

Le fragranze di Sorcinelli non si accontentano di piacere. Vogliono far pensare, provocare, disturbare. Vogliono creare un’esperienza.

Basta annusare Lavs, il suo profumo manifesto, per capirlo: un’esplosione di incenso liturgico, fumoso e mistico che evoca il respiro delle cattedrali e il peso della spiritualità. O Opus 1144, ispirato alla cattedrale gotica di Saint-Denis, una composizione architettonica, monumentale, con una verticalità che ricorda le navate che si slanciano verso il cielo.

Ogni fragranza è un racconto olfattivo che si ispira all’arte sacra, alla musica (è anche organista), alla pittura, alla sofferenza e alla bellezza. Come in una messa laica, dove il corpo è al centro, ma sempre in dialogo con l’oltre.

Sorcinelli non fa distinzioni tra le sue passioni. Per lui, fare un abito per il Papa e comporre un profumo che parla di pelle e peccato sono due lati della stessa medaglia. Entrambi sono atti di creazione. Entrambi sono modi per abitare il mistero, per dare forma a ciò che non ha forma.

L’olfatto diventa così un abito invisibile, cucito con la stessa attenzione con cui si realizza una pianeta liturgica o una tunica. “Il profumo è pelle spirituale”, dice. È una seconda pelle che racconta chi siamo, che ci avvolge, che ci mette in relazione con il mondo o con Dio.

E proprio come un abito, il profumo parla prima ancora che noi pronunciamo una parola. È identità, è presenza, è narrazione. In questo senso, Sorcinelli recupera la dimensione originaria del profumo: non solo cosmetico, ma rito, offerta, linguaggio simbolico.

Nel suo universo tutto sembra convivere: la fede e la sensualità, il silenzio delle navate e la carne, l’estetica della penitenza e quella della seduzione. Per alcuni, una contraddizione. Per Sorcinelli, una necessità.

I suoi profumi non cercano il consenso. Non nascono per piacere a tutti. Ma parlano a chi ha voglia di ascoltare, a chi accetta il rischio di entrare in un territorio che è allo stesso tempo spirituale ed erotico, sacro e profano. Come nella grande arte, anche nel suo lavoro si sente la tensione tra luce e ombra, tra finito e infinito. Un coinvolgimento emotivo e corporale senza pari.

In un’epoca in cui molte fragranze sembrano fatte in serie, pensate per vendere prima ancora che per emozionare, Filippo Sorcinelli è una voce fuori dal coro. La sua è una profumeria artistica nel senso più alto e radicale: un linguaggio intimo, colto, viscerale, potente.

Che si tratti di vestire un Pontefice o di creare una scia olfattiva che racconta il peccato, il lutto o la grazia, Sorcinelli ci ricorda che la bellezza è sempre un atto spirituale. E che anche l’invisibile può lasciare un’impronta indelebile sulla pelle.

Come egli stesso dichiara: “Non c’è bellezza senza l’ombra del dramma”.