Servizio di Silvia Fugi – foto di archivio

Nel cuore di Firenze, tra le botteghe storiche e i vicoli dell’Oltrarno, la storia di Brandimarte è tanto un viaggio nell’argenteria artigiana quanto una testimonianza di arte, di stile, di resilienza, radici familiari e rilancio innovativo.

Fondata nel 1955 da Brandimarte Guscelli, l’ azienda è oggi guidata da sua nipote, Bianca Guscelli, che ha recentemente scritto e pubblicato il libro “Brandimarte. Una storia italiana” (Franco Cesati Editore), dedicato alla memoria del nonno e alla nuova vita del marchio.

Nel dopoguerra, Brandimarte Guscelli, artigiano di rara originalità, trasforma un piccolo laboratorio in qualcosa di più di una semplice officina: un luogo in cui l’argento diventa materia viva, da usare, da godere… non solo da esporre. La sua filosofia è rimasta intatta fino ad oggi, una magia che si è tramandata alle generazioni successive: elevare l’argento oltre il mero ornamento, trasformarlo in stile di vita e patrimonio identitario.

Fra le tecniche distintive dell’azienda emerge la martellatura a mano, già negli anni Settanta e Ottanta una firma stilistica del marchio; una texture che parla dello scorrere del tempo, della forza dell’artigiano e che rende unico ogni pezzo.

Una produzione che, tra servizi da tavola, decanter, calici, oggetti d’arredo, tutto rigorosamente in argento 925, e anche gioielleria, mantiene il dialogo armonioso fra tradizione e modernità, plasmato dal gesto sapiente e dal gusto raffinato che solo la bellezza del fatto a mano riesce ad esprimere.

Da quella intuizione, la storia di Brandimarte si è intrecciata indissolubilmente con quella della famiglia Guscelli. “Mio nonno era un uomo dal carattere forte, un guerriero dell’argento”, lo definisce Bianca nel libro. Dopo la sua scomparsa, l’azienda è passata nelle mani del padre di Bianca, radicandosi sul territorio e continuando a consolidarsi anche all’Estero.

Tuttavia, le difficoltà non sono mancate: l’aumento dei costi del metallo, la concorrenza internazionale e le conseguenti incertezze economiche hanno messo a dura prova l’attività.

È in questo contesto che emerge la figura di Bianca, una giovane donna, bella e determinata, che trasforma la crisi in occasione di rinascita.

La sua è una sfida d’amore: restituire all’argento la sua luce e alla famiglia il proprio simbolo.

Una sfida che la vede vittoriosa! Quando l’impresa viene messa all’asta, Bianca, con coraggio e caparbietà, e con la medesima filosofia del nonno, acquisisce il marchio: torna a casa, così, non solo un nome, ma un’identità. Da quel momento Bianca avvia una nuova società, ricostruisce relazioni, sviluppa il marketing, rilancia il catalogo e conferisce al brand un’impronta contemporanea.

Oggi Brandimarte non è soltanto un marchio storico, ma l’emblema dell’eccellenza artigiana toscana che guarda al mondo. La lavorazione su misura, la perizia dei maestri argentieri e l’attenzione al dettaglio trasformano ogni creazione in un autentico capolavoro di eleganza, stile e raffinatezza.

Se sfogliamo le pagine del sito, www.brandimarte.it, leggiamo che l’argento non deve restare dietro la vetrina, “Perché il vero lusso è saper scegliere la bellezza anche nei gesti più piccoli”.

Oggi l’impresa guarda con rinnovata energia ai mercati internazionali – dal settore hotellerie, all’enogastronomia di prestigio fino al collezionismo – per affermare ancora una volta il valore del saper fare italiano.

La testimonianza editoriale di Bianca non è un semplice libro di memorie aziendali: è un racconto personale che intreccia, in modo indissolubile, una vita, una famiglia, una città e l’argento che torna a brillare !

Dopo settant’anni dalla fondazione del marchio, in un’epoca che spesso sacrifica la lunghezza dei tempi e la cura del particolare, la storia di Brandimarte rappresenta una speranza e un modello vincente: valorizzare la qualità, custodire la propria essenza e trovare sempre il coraggio di ricominciare.

Tradizione e innovazione, memoria e visione, artigianato antico e contemporaneità e…

una DONNA che non ha mai rinunciato a realizzare i suoi sogni.

C’è tanto di me e di Firenze, dell’artigianato e della nostra storia familiare”.