servizio di Silvia Fugi – foto di Edoardo Abruzzese

Ogni anno, il 25 novembre, la “Giornata mondiale contro la violenza sulle donne” ci impone di guardare oltre i numeri e la cronaca nera che riempie le pagine dei giornali. 

In Italia, secondo l’ISTAT, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale e circa il 40% delle chiamate al 1522 riguarda episodi di violenza domestica. L’Osservatorio nazionale Non Una Di Meno segnala più di 70 femminicidi dall’inizio del 2025.

A livello locale, dal “Sedicesimo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana”, pubblicato nel novembre 2024, risulta anche che, nel periodo 2006-2023, nella nostra regione si sono registrati 140 femminicidi.

Ma dietro queste cifre si nascondono anche le forme meno visibili di violenza: quella che isola, sminuisce, discrimina. Perché la violenza non è solo un fatto privato né un’emergenza episodica: è un fenomeno strutturale, radicato nelle disuguaglianze, nei silenzi, negli stereotipi, nelle menzogne che attraversano la società e si annidano nella normalità.

Affrontare il drammatico problema significa parlare di libertà, dignità e diritti.

Ecco il senso del Premio Nobel per la Pace 2025 conferito a María Corina Machado .

Assume un valore simbolico che va oltre l’attualità e la politica. L’attivista venezuelana, nata a Caracas nel 1967 e laureata in ingegneria industriale, è stata premiata «per il suo incessante lavoro a favore dei diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per una transizione giusta e pacifica»” (https://www.nobelprize.org/prizes/peace/2025/press-release/).

Corina Machado ha dedicato la vita al suo Paese, alla difesa dei diritti civili e della partecipazione, spesso pagando un prezzo personale altissimo: l’esclusione, le minacce, l’impossibilità di candidarsi. La sua storia è quella di molte donne che, in contesti diversi, lottano per far sentire la propria voce.

Il suo percorso diventa così una metafora della resistenza femminile, del coraggio di restare, del non cedere al silenzio.

Esiste una forma di violenza subdola che non lascia lividi, ma devasta lentamente: quella che nega la possibilità di esprimersi, che toglie visibilità e incide sulle opportunità. Contrastarla significa creare contesti dove le donne possano contare, essere ascoltate, esercitare leadership.

La Giornata del 25 novembre vuole  essere la testimonianza che la violenza sulle donne non si combatte solo con leggi o slogan di propaganda, ma con una cultura della responsabilità e del rispetto quotidiano. Ogni volta che una donna trova inclusione, sostegno e rappresentanza, si compie un passo avanti verso una società più giusta ed equa. Agire localmente – nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle comunità – è rafforzare una rete di protezione che permette ad ogni donna di vivere senza paura. Pensare a livello globale, significa riconoscere che la libertà di una donna, in qualsiasi parte del mondo, è intimamente legata a quella di tutte le altre: nessuna conquista è mai solo individuale, appartiene all’umanità!

Una donna, María Corina Machado, un riconoscimento prestigioso che diventa strumento di pace : la dimostrazione che il rispetto verso l’altra metà del cielo è una condizione necessaria per la crescita collettiva di tutte donne e…anche degli uomini !