di Nadia Fondelli – Foto di Edoardo Abruzzese

Unico Comune su 288 in Toscana a ribellarsi. 7 diffide dal 2004 e ancora no!
L’acqua è un bene pubblico e noi non entriamo nell’ente di gestione

Era il 12 e 13 giugno del 2011 quando fu chiesto agli italiani se l’acqua dovesse essere privatizzata o rimanere un bene pubblico.
Fu un plebiscito quel referendum: 29 milioni gli italiani che in cabina misero forte e chiaro la loro croce sulla voce che voleva che l’acqua rimanesse pubblica.

Il 96,12% di chi si era recato al seggio per l’esattezza.

Quasi assurdo pensare di spendere milioni di euro pubblici per ribadire ciò che peraltro è un diritto sancito dalla nostra costituzione che all’articolo 32 recita infatti che l’acqua è un bene essenziale alla vita e la sua universalità e accessibilità è un diritto naturale di tutti.
Ma pare più assurdo che oggi, a distanza di quasi 5 anni, faccia notizia che un piccolo e quasi sconosciuto Comune si ribelli all’affare acqua spa che, alla faccia del referendum e del volere del 98% e più degli italiani, nel silenzio ha fagocitato nella sua tentacolare rete 287 comuni di Toscana.
Tutti eccetto uno: Zeri appunto che in Toscana è l’ultimo non solo in ordine alfabetico, ma anche come considerazione da parte delle alte sfere del potere.

Per chi invece ha la fortuna di conoscere quest’angolo di Toscana con un piede in Liguria, uno in Emilia e uno nel Granducato non stupisce la sua ribellione, anzi.
Stupisce che la sua battaglia sia solitaria, stupisce che quei signori che anni fa sbraitavano a difesa dell’acqua pubblica oggi, appoggiato il sederino su qualche comoda poltrona, si dimentichino della causa.
I 1096 abitanti delle Valli di Zeri (unico Comune peraltro a non essere un paese ma un insieme di lillipuzziani borghetti montani) sono incavolati neri.
Continuano a usare l’acqua di cui le loro bellissime valli abbondano e se ne fregano delle 7 diffide ricevute dal 2004 ad oggi dalla Regione Toscana peraltro amministrata da quella sinistra nel 2011 paladina del bene pubblico e oggi asservita al poltronificio.
Se ne fregano dell’atteggiamento a pecora degli altri 287 comuni di Toscana – e dir che loro di pecore se ne intendono perché l’agnello di Zeri è presidio slow food e delizia per palati che osano arrivare in quest’angolo defilato – e vanno avanti.
Ma forse il presidente della Regione e i suoi solerti funzionari che vogliono fare applicare la legge (ma quale?) non conoscono gli zeraschi abituati da secoli a vivere nel loro isolamento che vuol dire aria pura e buon vivere ma anche totale abbandono da parte del pubblico.
Qui se una strada crolla si rimane isolati per mesi e hai voglia a telefonare al servizio pubblico regionale…
Qui hanno rimbalzato i liguri e i romani non a caso costretti a costruire la Francigena più a nord e anche Napoleone nel 1799 ha avuto i suoi problemi ed è dovuto tornare verso l’Emilia a Borgotaro e qui non sono passati i nazisti nell’ultimo conflitto mondiale davanti alla brigata internazionale guidata dal maggiore inglese Gordon Lett.
E figuriamoci quindi se chi ha tutto questo nel dna ed è capace di vivere in alpeggi come la Formentara ad oltre mille metri per mesi mangiando bacche e radici si fa spaventare dalle diffide regionali?
Il sindaco Pedrini in testa non vuole mollare anche se lo scorso 22 gennaio è scaduta l’ennesima diffida a consegnare l’acqua.
Gli zeraschi se ne fregano anche perché hanno dalla loro le leggi, quelle vere!
Pedrini ha rotto le scatole anche ai parlamentari di cui è un ex per ribadire che ciò che deve stupire non è la resistenza di Zeri, ma il tacito genuflettersi degli altri 287 comuni. “La battaglia dell’acqua peraltro – ribadisce – non è né di destra né di sinistra. Chi vuole privatizzarla è solo uno speculatore finanziario-politico.”
Come dargli torto e il paese del resto è tutto con lui, ma non solo… Anche il parlamento europeo lo scorso settembre in seduta plenaria a Strasburgo ha votato una risoluzione che promuove il diritto umano all’acqua!
Ma la cosa che fa più sbellicare è che si chiede a Zeri di consegnare la sua acqua quando i comuni montani e quelli con meno di 1000 abitanti possono non farlo – e Zeri è montano con 1096 abitanti che decrescono di 30 unità l’anno – ma non si dice cosa s’intende per “infrastrutture idriche da consegnare” e soprattutto mai sono stati fatti i sopralluoghi necessari ad individuarle.
E allora perché essere costretti a regalare l’acqua a una spa totalmente pubblica? Per spendere tre volte tanto come succede altrove?

Ma non scherziamo. A Zeri si vive di pensioni agricole che sfiorano a malapena i 500 euro al mese e perché si dovrebbe affamare i montanari facendo pagare 200 euro circa al bimestre per la loro acqua quando oggi spendono 100 euro all’anno?
Dov’è il diritto costituzionale? E l’autorità massima regionale che dovrebbe garantirla e invece proprio quella che punta il dito contro i cattivoni di Zeri.
Ma le elezioni regionali sono vicine…


 

Edoardo Abruzzese, L'agnello autoctono di Zeri