servizio a cura di Paola Pisano – foto di Edoardo Abruzzese

All’interno di un progetto, nato e in vigore nel Regno Unito, che ha come obiettivo l’umanizzazione della cura, approda anche nella Regione Toscana l’elaborazione di un piano che prevede, dalla nascita alla vecchiaia, l’uso terapeutico di strumenti culturali.

La formula è già in uso in varie scuole della penisola e dimostra un’efficacia straordinaria.

Banchi che tremano, scatti d’ira, isolamento ostinato o sfide continue all’autorità degli insegnanti. Chi vive la scuola oggi — che sia dietro la cattedra o nei corridoi — sa che i disturbi del comportamento tra i bambini e gli adolescenti sono in forte aumento. Spesso la risposta del sistema si divide in due binari rigidi: la sanzione disciplinare – nota sul registro, sospensione – o, nei casi più gravi e complessi, la via clinico-farmacologica.

Esiste una terza via, quella, appunto, della prescrizione sociale.

Se, nel caso di persone adulte, la prescrizione sociale può combattere l’ ansia, l’isolamento sociale, lo stress, la difficoltà di gestire una malattia cronica, per gli adolescenti con disturbi del comportamento, soprattutto a scuola, agisce sulla regolazione emotiva e sul senso di appartenenza.

In questo caso la scuola funge da antenna di segnalazione: ansia da prestazione, bullismo, iperattività, comportamenti oppositivi possono rappresentare fattori di fragilità.

Ecco che il ruolo del facilitatore può essere impersonato dallo stesso docente o dallo psicologo, presente in tutte le strutture scolastiche, soggetti che hanno già attivato meccanismi di ascolto e di conoscenza profonda nei confronti del giovane: un intervento che mira soprattutto ad individuare le sue aspirazioni, quelle manifeste, ma, e soprattutto, quelle nascoste.

Tutti gli elementi raccolti possono indurre ad una prescrizione.

Il giovane viene inserito in attività comunitarie extra-scolastiche mirate.

Teatro sociale o psicodramma: inserirsi in panni altrui serve a canalizzare l’iperattività e a scoprire ed esercitare l’empatia .

Sport inclusivi o arti marziali filosofiche: l’esercizio fisico, spesso competitivo , aiuta a conseguire il rispetto delle regole e la gestione della rabbia.

Oppure il Giardinaggio comunitario o la cura degli animali: è particolarmente indicato per maturare la pazienza, acquisire responsabilità e abbassare i livelli di cortisolo.

Sappiamo con certezza che il comportamento disfunzionale a scuola è quasi sempre una forma di linguaggio: è il sintomo di un bisogno di controllo, di attenzione o di un’incapacità di gestire stimoli stressanti.

Chi vive responsabilmente il lavoro di insegnante sa benissimo che cosa significhi nei confronti di certi studenti, attivare meccanismi di responsabilizzazione per stimolare ed incentivare i talenti: tutti i ragazzi ne sono provvisti, anche quelli tremendi. Cambiare il paradigma dall’etichetta al talento, cambia, nel giovane, la percezione di sé. Le regole di un laboratorio di cucina, di una squadra di rugby, o di una regia teatrale non “imposte” dall’alto da un adulto percepito come nemico, ma sono intrinseche all’attività stessa.

La percezione del limite avviene in modo naturale, sviluppando la consapevolezza di successo, diminuiscono le crisi di panico, si consolida l’autostima, quella autostima che in alcuni adolescenti è quasi inesistente.

Intervenire precocemente attraverso lo sport, l’arte, la cultura, il volontariato, significa evitare che un disagio transitorio si cristallizzi in una diagnosi psichiatrica precoce con il conseguente uso di farmaci.

I disturbi del comportamento a scuola non sono quasi mai la conseguenza di mancanza di educazione, ma grida d’aiuto di una generazione che fatica a trovare il suo ruolo nella comunità civile.

La prescrizione sociale offre una risposta efficace: cura il singolo e nello stesso tempo consolida il suo legame con la comunità, con il mondo!