servizio a cura di Silvia Fugi – foto di Edoardo Abruzzese
L’estate non è più quella di una volta. Non è una percezione, lo dice la scienza.
Nelle città come nei borghi del Levante Fiorentino le ondate di calore si fanno più lunghe, più intense e talvolta più pericolose. I numeri parlano chiaro: nell’estate 2024, in Europa si sono stimati quasi 63.000 decessi legati al caldo, e l’Italia è risultata il Paese con la più alta mortalità, con oltre 10.000 vittime (Nature Medicine / ISGlobal, Barcellona). Gli allarmi per caldo estremo sono aumentati del 318% rispetto agli anni Novanta (Lancet Countdown, 2026).
Il problema ha un nome tecnico: isola di calore urbana. Asfalto, cemento, tetti scuri e mancanza di verde assorbono il calore durante il giorno e lo restituiscono di notte. In città la temperatura può essere fino a 5°C più alta rispetto alle zone rurali circostanti, con picchi che si manifestano soprattutto durante la notte, quando l’ambiente urbano non riesce a disperdere il calore accumulato durante il giorno. Ed è proprio la notte il momento più pericoloso, poiché il corpo umano dovrebbe recuperare, ma non riesce.
Esistono risposte concrete? Forse sì e non richiedono necessariamente grandi opere.
Il verde che raffredda
Secondo uno studio del CNR in collaborazione con ISPRA, un aumento del 5% della copertura arborea a livello comunale può ridurre la temperatura media superficiale di oltre mezzo grado celsius. Un risultato apparentemente modesto, ma moltiplicato su tutto un territorio fa la differenza tra un’estate sopportabile e una a rischio sanitario. Piantare filari alberati lungo le strade, recuperare i giardini abbandonati, incentivare i tetti verdi nei centri abitati sono interventi realizzabili anche dai comuni piccoli e medi
Superfici chiare e pavimentazioni permeabili
Sostituire l’asfalto nero con materiali chiari o drenanti, nei parcheggi e nelle piazze, riduce l’accumulo di calore e favorisce l’assorbimento dell’acqua piovana. Il fenomeno del “soil sealing” – la sigillatura del suolo con materiali impermeabili – impedisce al terreno di respirare e disperdere il calore. Alcune amministrazioni toscane hanno già iniziato a sperimentare materiali alternativi nelle riqualificazioni urbane.
L’acqua come alleata
Fontane, piccoli specchi d’acqua, nebulizzatori nelle aree di sosta: l’evaporazione raffredda l’aria circostante in modo naturale ed efficace. Il Levante Fiorentino ha dalla sua parte un patrimonio idrico importante – fossi, torrenti, il corso dell’Arno – che potrebbe essere valorizzato anche in chiave climatica.
Cosa può fare ogni cittadino
Oltre alle politiche pubbliche, ci sono scelte individuali che contano: verniciare i tetti di bianco o installarvi pannelli fotovoltaici che schermano il calore, aprire le finestre solo di notte, piantare rampicanti sulle facciate esposte a sud. Piccoli gesti che, moltiplicati su scala di comunità, fanno la differenza.
Le città che hanno investito su queste soluzioni, come Barcellona, Atene, Siviglia, hanno dimostrato che adattarsi al clima che cambia è un investimento sulla salute e sulla qualità della vita di tutti.
Manca ancora, troppo spesso, la consapevolezza che non c’è più tempo da perdere.


