servizio e foto di Edoardo Abruzzese – 

 

Non lo so, perché, per quanto mi riguarda, è più frequente sentir parlare in Italia di viaggio in Islanda che in Islanda parlare italiano.

Però posso raccontare una esperienza che è solo mia!

Un viaggio nell’isola dei ghiacci, quella lontana, quella  che non entrava nella carta geografica appesa al muro della prima classe elementare. Saghe, misteri, reminiscenze scolastiche  entrate nell’immaginario, come i vichinghi, quelli delle imbarcazioni veloci con le quali veleggiavano nell’Atlantico e facevano razzie di ogni tipo, ma questo la maestra non lo diceva…

Poi decidi, arriva il giorno, prendi tre aerei, gli scali abbassano il costo del biglietto, ma poi devi andare tanto lontano che ti sembra che un solo volo non basti!

Atterri nella capitale, l’una di notte, ma che succede ? È ancora giorno!

Ecco che dobbiamo necessariamente cercare di capire: un percorso faticoso e affascinante, comunque indispensabile per  interiorizzare questa “terra” dove sembra che il “creato” sia rimasto intatto come all’origine!

Capire che su una superficie di 103.000  chilometri quadrati vivono 320.000 anime, di cui 200.000 nella capitale Reykjavik, quindi la percentuale degli umani che puoi avere occasione di incontrare è minima: una terra disabitata?

No, perché questa terra ha un’anima: una sinfonia di ghiaccio, fuoco, pietra, acqua e vento.

Il silenzio, gli spazi incommensurabili, le contraddizioni di materia, le creature della terra e del mare che vivono indisturbate nel territorio che loro appartiene, non lasciano mai adito alla desolazione.

Capire che qui comanda la Natura, devi entrare in punta di piedi e chiedere il permesso di condividere; capire che un’ unica strada asfaltata percorre il periplo dell’isola e se te ne allontani è a tuo rischio e pericolo, capire che parlare di hotel, ristoranti o semplicemente di un flut di prosecco fa parte di un linguaggio che non appartiene a questa terra e per questo, se non ne puoi fare a meno, devi pagare salatissimo!

Quando ti rendi conto di aver finalmente “capito” giunge il momento di “rientrare”, allora cerchi di trattenere e di riassaporare quanto più è possibile quella parte  di “assoluto” che per un attimo era tornata a casa!