“Se abbatti una foresta, a rischio l’esistenza di interi popoli”! Ne parliamo con Sia Huni Kuin, capo della tribù Kaxinawa.

- servizio a cura di Nadia Fondelli - “Sono convinto che il processo sinodale che culminerà nell’assemblea speciale del prossimo...

- servizio a cura di Nadia Fondelli -

Sono convinto che il processo sinodale che culminerà nell’assemblea speciale del prossimo ottobre darà un buon contributo nella costruzione di una Chiesa dal volto amazzonico e nell’implementazione di un’autentica ecologia integrale”.

Queste le parole del cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei Vescovi, intervenendo al 15° Forum internazionale dell’informazione ambientale organizzato da GreenAccord Onlus e dalla Regione Toscana a San Miniato l’8 marzo 2019 scorso.

Oggi facciamo il punto… dal quale dovrebbe partire un nuovo inizio!

Certamente una iniziativa coraggiosa quella della Chiesa, non solo di carattere apostolico, ma profondamente dettata anche da un impegno civile ed ecologico.

Dal 6 al 27 ottobre l’ Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi ha voluto accendere un riflettore sull’Amazzonia , polmone del mondo, un territorio esteso tra nove paesi, abitato da 34 milioni di persone delle quali oltre 3 milioni di indigeni che appartengono a più di 390 gruppi etnici, alcuni dei quali anche poco conosciuti e mai entrati in contatto con l’uomo moderno.
Dall’Amazzonia dipende la vita stessa del nostro pianeta, vi appartiene un terzo delle riserve forestali primarie.
Cammini di evangelizzazione pensati per i popoli che vivono nella foresta amazzonica e in cui predomina, come si legge nel documento preparatorio, la
cultura dello scarto con l’ingerenza di chi in nome della mentalità estrattiva non difende la vita e gli esseri umani: l’anima ambientalista di Papa Francesco non si è voluta smentire.
Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrare e intervistare, in occasione della sua visita a Firenze, il capo della 
tribù amazzonica Kaxinawa, Sia Huni Kuin.
Un fascino incredibile, al limite dell’ascetico, quello sprigionato dal capotribù: un costume splendidamente colorato, il trucco tradizionale, parole pronunciate con calma, serenità e fermezza, e insieme il ritratto della sua terra e della sua gente.

Un grande saggio, Sia Huni Kuin, che peraltro è stato ben attento a non cadere nella facile trappola della politica ed ha parlato solo di ambiente, argomento che notoriamente non ha colori e fazioni.
Ha sottolineato di come “
l’Amazzonia, nostra terra, sia molto importante per tutti e non solo per gli Indios che la abitano. Sono qui in Italia e in Vaticano per raccontare quanto sia necessario tutelare la nostra storia millenaria, raccontare e far conoscere il nostro mondo, le nostre ricchezze e le nostre tradizioni.
Il tono pacato, ma al tempo stesso deciso, di Sia, personalmente a rischio vita ogni giorno, contrasta con le sue parole. Dure come pietre. “
Sono qui davanti a voi per rappresentare la continuità del mio popolo. Sono stato scelto per farlo. Il mio compito è aver preso il testimone dai miei avi e tramandare alle generazioni future tutti i nostri saperi. Mi faccio personalmente portavoce anche di tutte le altre tribù dell’Amazzonia, quelle meno evolute che non hanno la possibilità di essere rappresentate in Europa.
Quello che chiediamo è molto semplice. Evitare la perdita del nostro habitat, dei nostri valori e dei nostri diritti ricordando che anche noi siamo parte dell’umanità. Vogliamo solo che vengano salvaguardati i nostri diritti umani e i nostri diritti civili. Chiediamo di avere quello che hanno tutti i popoli del mondo e vogliamo ottenerlo con una lotta pacifica e senza armi nel nome delle nostre tradizioni e dell’Amazzonia.”

Parole semplici, chiare, dirette: “
Vorrei lanciare un appello e chiedere più uguaglianza e sostenibilità per tutti gli esseri umani. Il mio è un appello di pace affinché vengano applicati i diritti civili e di uguaglianza per tutti i popoli del mondo.”
Il capo tribù Huni Kuin ha proseguito il suo intervento raccontando di come “
Il Brasile, Paese che a voi sembra solo un paradiso per vacanze, attua una politica nemica degli indigeni. Noi abbiamo progetti e aspettative che vengono pregiudicati e resi impossibili dalla distruzione della nostra terra. Siamo in grande difficoltà. Subiamo continuamente saccheggi e nelle nostre comunità molti di noi vengono uccisi perché difendono il diritto alla terra.
In questo momento è difficile sopravvivere. E’ difficile affrontare le nostre lotte e spero vivamente che attraverso questi appelli che posso rivolgere all’umanità si possa avverare la speranza dei nostri popoli di ottenere ciò che desideriamo. Ovvero il riconoscimento come esseri umani, di poter coltivare anche noi le nostre tradizioni e poter vivere sereni a casa nostra.
La nostra terra ricca di acqua e materiali preziosi è in grave pericolo e viene saccheggiata. Il disastro ambientale che è in corso è enorme. E’ stata divorato dalle fiamme il 25% della foresta, con conseguenze disastrose per gli animali e la flora. Una tragedia che, pregiudicando e inquinando acqua e aria, mette a rischio la nostra stessa sopravvivenza”.
Quasi inutile ogni parola in chiusura, solo una riflessione.

Un silenzio assordante quello che ha avvolto il messaggio del sinodo.

Ci chiediamo il perché!

Pare che l’unica notizia degna di nota sia la possibilità di permettere ai laici che operano fra gli Indios di ricoprire ruoli di evangelizzazione.

Ma evangelizzare chi, se le popolazioni amazzoniche vengono sterminate?