di Silvia Fugi – Foto di Edoardo Abruzzese
Pasqua è anche quel tempo che non si vede!
C’è un momento, nel periodo che porta alla Pasqua, che sfugge ad ogni narrazione.
E’ tra il Venerdì e la Domenica, tra la fine e… ciò che può ricominciare!
È un tempo vuoto, opaco, silenzioso, in cui nulla accade e tutto sembra già passato.
Un tempo di attesa.
Il racconto tradizionale corre veloce dal dolore alla salvezza, saltando l’intervallo.
Eppure, è proprio lì che si annida un’esperienza universale: l’attesa incerta, senza garanzia, quella in cui non succede niente e – proprio per questo – pesa di più.
In un’epoca ossessionata dalla fretta e dalla risposta immediata, in cui corriamo a riempire spazi vuoti ed evitiamo silenzi non graditi, questo tempo sospeso ci sorprende e inquieta.
La Pasqua, oggi, oltre i riti e la spiritualità, resta attuale proprio perché ci ricorda che tra una fine dolorosa e un nuovo inizio luminoso esiste sempre un passaggio invisibile. Ed è lì che accadono le trasformazioni più vere.
Questo tempo fragile, ma necessario, è un invito a sostare in pace nell’incompiuto e ad affidarci a ciò che sarà, ricordandoci che non tutto deve essere subito chiaro per poter ricominciare.


