“Art bonus” tra luci e ombre

Di Claudio Molinelli – A un anno dall’entrata in vigore della legge sull’ “Art Bonus”, nata per incentivare nel nostro...

Di Claudio Molinelli – A un anno dall’entrata in vigore della legge sull’ “Art Bonus”, nata per incentivare nel nostro paese il mecenatismo culturale, si può tracciare un primo bilancio, in relazione al nostro territorio del Levante Fiorentino, un bilancio simile a quello nazionale, con poche luci e molte ombre.

La legge sul mecenatismo culturale, ”Art Bonus” consente un credito d’imposta per privati (persone fisiche e enti non commerciali) che vogliono effettuare donazioni per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura, e per la realizzazione di nuove strutture. Nel dettaglio il credito d’imposta (nei limiti del 15% del reddito imponibile e nei limiti del 5 per mille per i soggetti titolari di reddito d’impresa) è del 65% dal 2014 fino alla fine del 2015, e passa al 50% dal 2016 al 2019.

All’indomani dell’introduzione del provvedimento, Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali aveva detto agli imprenditori: «Non avete più alibi». Ma le cose non sono andate come si sperava, la risposta delle aziende è stata limitata. Due i motivi principali: la macchinosità del meccanismo e la scarsa attrattiva per le aziende stesse, vincolate al tetto del 5 per 1000 del reddito d’impresa, per cui di fronte a ricavi per 10 milioni di euro si può ottenere uno sconto di 50.000 euro. Risulta invece maggiore la convenienza per le persone fisiche, cosa che favorisce il cosiddetto micro-mecenatismo. Per quanto riguarda la semplificazione dei meccanismi burocratici, questa pare essere rimasta più un’enunciazione che una traduzione in realtà.

Nel nostro territorio il comune di Pontassieve ha recentemente individuato 2 interventi da finanziare. Il primo progetto riguarda il recupero dei volumi danneggiati del Fondo Eugenio Sansoni, il fondo librario donato nel 2012 al Comune di Pontassieve dalla famiglia Sansoni, ultima abitante del Palazzo Sansoni Trombetta, sede del Municipio. Si tratta di 898 opere in 1425 volumi, molti dell’800, ma con alcuni volumi anche del 500, alcuni di questi in attesa di essere restaurati. Il secondo progetto riguarda gli scavi etruschi a Monte Giovi. La campagna di scavi ha consentito il recupero d’interessanti reperti, conservati nei magazzini del Museo Archeologico Comprensoriale del Mugello (Dicomano); gli scavi hanno inoltre portato alla luce un ampio tratto della muraglia di fortificazione, che necessita di interventi di protezione e restauro, per mettere in sicurezza e conservare le parti rinvenute, e di interventi di valorizzazione per rendere il sito visitabile dal pubblico.

L’Amministrazione Comunale di Bagno a Ripoli a sua volta ha individuato tre simboli del patrimonio pubblico interessati all’Art Bonus: L’Antico Spedale del Bigallo, per i cui lavori, tra questi il ripristino della cinta muraria e del giardino, il costo complessivo è di 3 milioni di Euro; l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote che necessita di un restyling per allestire le mostre per circa 60.000 euro. E la Fonte di Fata Morgana, o Ninfeo del Giambologna,  che tra l’altro ha bisogno del ripristino del sistema idraulico e del restauro della facciata per complessivi 150.000 Euro.

Il quadro tracciato da Fabio Baldi, dirigente del Comune di Bagno a Ripoli, che fa il punto sulle risposte del territorio all’ “Art Bonus”, conferma le difficoltà incontrate nel portare avanti il progetto: “ Abbiamo avuto finora due sole donazioni, una consistente per l’Oratorio di Santa Caterina delle Ruote. A parole tutti si complimentano per l’iniziativa, nei fatti invece noi della pubblica amministrazione registriamo che gli adempimenti sono difficoltosi. Bisognerebbe realmente semplificare la legge perché così com’è presenta ancora troppe complicazioni”