Gennaio 2015: impresa e occupazione nelle Terre del Levante Fiorentino. Molte delusioni, qualche speranza!

di Claudio Molinelli  Con l’arrivo dell’anno nuovo la voglia di fare bilanci, come l’oroscopo, torna puntuale, forse tanto forte quanto...

Foto di Edoardo Abruzzese, 2015

di Claudio Molinelli 

Con l’arrivo dell’anno nuovo la voglia di fare bilanci, come l’oroscopo, torna puntuale, forse tanto forte quanto il desiderio, o meglio la speranza, che il futuro riservi qualche buona sorpresa!

I dati in nostro possesso sono quelli dell’Istat forniti dalla Camera di Commercio di Firenze, naturalmente non aggiornati, e per il momento  consentono solo un’analisi dell’andamento dell’occupazione nella provincia fiorentina per gli anni 2012 e 2013. Per quanto riguarda le imprese, i dati a disposizione ci offrono un quadro del saldo tra nuove imprese e imprese chiuse per l’anno 2014, col dettaglio su ciascuno dei comuni del Levante Fiorentino, e con suddivisione per attività.

Cominciamo dal mercato del lavoro: il dato della provincia di Firenze è migliore sia di quello toscano complessivo e ancor più di quello nazionale, ma la consolazione è relativa, poiché comunque i numeri confermano quello che già si sapeva: il tasso di disoccupazione è in costante aumento. A fronte di un aumento della forza lavoro di 7000 unità ( da 463.000 a 470.000), gli occupati aumentano solo di 1000 unità (da 431.000 a 432.000), mentre i disoccupati crescono di  5000 unità ( da 33.000 a 38.000). Il tasso di occupazione passa dal 67,2% del 2012 al 66,8% del 2013, mentre quello della disoccupazione sale dal 7,1% all’8,1%. Nel resto della Toscana a situazione peggiora in termini assoluti, con qualche timido aumento in dati percentuali: il tasso d’occupazione scende dal 63,9% al 63,8% ( con 4000 posti di lavoro in meno); il tasso di disoccupazione sale dal 7,8% all’8,7% ( con 17.000 disoccupati in più). Ma se la Toscana non ride, il resto d’Italia piange, perché il dato nazionale è veramente preoccupante: gli occupati scendono di 477.000 unità ( da 22.899.000 a 22.420.000) con un tasso occupazionale in calo dal 56,8% al 55,6%.

I senza lavoro aumentano di 369.000 unità ( da 2.744.000 a 3.113.000) e il tasso di disoccupazione passa dal 10,7% al 12,2. Nella loro crudezza questi numeri fotografano lo stato di crisi profonda in cui ha versato l’offerta di lavoro in questi anni, con la speranza che i rilievi del 2014 mostrino almeno qualche segnale di ripresa.

Il saldo tra nuove imprese e cessazioni d’attività nella provincia di Firenze per i primi tre trimestri dell’anno 2014 offre un quadro apparentemente migliore, con un saldo attivo di ben 783 imprese (5534 nuove iscrizioni e 4551 cessazioni). Un notevole contributo è fornito dal buon andamento della città di Firenze che registra un incremento di 508 imprese ( 2321 nuove attività contro 1813 chiusure). Il dato dei comuni del Levante Fiorentino è meno brillante, ma comunque di segno positivo, con un saldo attivo di 38 unità (434 nuove imprese contro 396 chiusure).

In dettaglio:  Dicomano, 18 a 10; Pelago, 21 a 18, Pontassieve 71 a 67, Reggello 63 a 40, Rignano sull’Arno 31 a 28, Rufina 28 a 25. Londa chiude in pareggio, 7 a 7, mentre Bagno a Ripoli registra un lieve passivo, 86 a 89, così come San Godenzo, 4 a 6. Quanto a Figline e Incisa Valdarno, che si sono costituiti in Comune unico, abbiamo una doppia rilevazione che offre un dato contraddittorio: ciascun comune preso a sé ha un saldo passivo: Figline 24 a 81, Incisa 9 a 24; mentre il saldo per il nuovo Comune è largamente  in attivo, 68 a 1.

Un’attenta analisi dei dati mostra però un quadro assai meno positivo: il saldo attivo è dovuto interamente al numero delle nuove imprese catalogate come “non classificate”, 1964 a 210; mentre i settori tradizionali in realtà presentano quasi tutti un saldo passivo: particolarmente in sofferenza sono i settori delle attività manifatturiere (599-691), le costruzioni ( 574-760), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (951-1272), servizi di alloggio e ristorazione ( 177 -249),  attività immobiliari (117-194). Sono invece in attivo le attività finanziarie e assicurative, (112-101),  il noleggio di prodotti e servizi e le agenzie di viaggio (208-173).

Per quanto riguarda gli esercizi commerciali i Comuni di Reggello e Rufina, in felice controtendenza, risultano gli unici in cui il numero dei negozi aperti supera quello dei negozi chiusi: un piccolo segnale di speranza per il futuro.

 

Dida foto. Edoardo Abruzzese