Centro ODA: a Diacceto una eccellenza al servizio della disabilità intellettiva

di Claudio Molinelli –  A Diacceto, nel comune di Pelago, sorge una delle due sedi dell’ODA, Opera Assistenza Diocesana Firenze...


di Claudio Molinelli –  
A Diacceto, nel comune di Pelago, sorge una delle due sedi dell’ODA, Opera Assistenza Diocesana Firenze onlus, la Fondazione che svolge un encomiabile lavoro di assistenza per disabili intellettivi.

Abbiamo incontrato don Vasco Giuliani, il direttore dell’Oda, che ci ha illustrato storia, metodi, obiettivi di questa struttura, che da più di 40 anni opera con eccellenti risultati in un campo così delicato e complesso.

“L’Opera Diocesana Assistenza è sorta nel dopoguerra come strumento di sostegno della Santa Sede alle diocesi. Poi si è specializzata nell’organizzazione delle ferie estive per i bisognosi: la sede di Diacceto è nata, infatti, come colonia estiva. Dal 1971 L’ODA di Firenze dedica una particolare attenzione alle persone con disabilità intellettiva; è di quel periodo l’evoluzione dell’idea di malattia mentale, i manicomi, anche per i minori, vengono chiusi.

Oggi L’ODA di Firenze ha due centri, oltre a quello di Diacceto c’è Villa San Luigi, in via della Petraia a Firenze. Sono residenze sanitarie per disabili, convenzionate con le Asl e accolgono persone con patologie di tipo intellettivo. Ci sono due tipi di ricovero: residenziale e diurno, la maggior parte degli ospiti di Diacceto è a regime residenziale. Seguiamo programmi di abilitazione e riabilitazione, cercando di sviluppare il potenziale intrinseco delle persone e avvicinarle al miglior grado possibile di autonomia e inclusione sociale.

I due centri ospitano complessivamentee  150 persone, 85 sono a Diacceto. Quando è possibile gli ospiti sono restituiti alle famiglie, ma ci sono diversi casi in cui si preferisce rimangano qui; abbiamo persone sui 65 anni che sono con noi dagli anni ’70.

Le due strutture contano 130 dipendenti, di cui 82 a Diacceto. Sotto la guida di un direttore sanitario interno e uno psichiatra, lavorano infermieri, educatori, terapisti, medici oltre agli addetti ai servizi diversi, come lavanderia e cucina.

Le nostre fonti finanziarie sono costituite dalle convenzioni con le Asl, dai versamenti del 5 per mille, in quanto onlus, e dai contributi delle famiglie dei degenti, con i loro assegni di accompagnamento. La Diocesi ha attribuito alla fondazione un capitale iniziale mettendo a disposizione le proprietà immobiliari che costituiscono oggi le sedi.

Il nostro progetto terapeutico è basato sull’ergoterapia, cioè l’utilizzo terapeutico delle attività manuali, dal ricamo alla tessitura dei tappeti, alla lavorazione della ceramica, fino alle sculture gastronomiche, create sotto la guida del nostro cuoco Silvestro D’Andrea. Particolare importanza hanno le attività artistiche come la pittura; qui ci aiutano i pittori dei “Colori del Levante Fiorentino” di Pontassieve che affiancano i nostri ospiti in un rapporto di amicizia e umanità che va oltre l’insegnamento tecnico. Questa collaborazione è sfociata in tre mostre, a Nipozzano, per la festa del Tricolore nel 2011, e per l’Università della California. Vorrei anche ricordare la mostra parallela a quella di Giuliano Ghelli a Pontassieve, a marzo, e quella di Scarperia, ad aprile, “4 zampe e 40 pennelli”, con i cani che hanno fatto da modelli per i disabili.

La “Pet Therapy”, la terapia con animali domestici, è molto utilizzata: in particolare i degenti frequentano i cavalli di un centro ippico e i cani della protezione civile: in entrambi i casi gli animali si sono rivelati di prezioso aiuto. Disponiamo inoltre di una piscina che riveste un ruolo importante sia per la socializzazione sia a scopo psico-terapeutico.

Tra i nostri progetti c’è l’intenzione di aprire una fattoria nel Valdarno, vicino a Reggello, per sperimentare anche la cosidetta “Farm Therapy”. E soprattutto vorremmo creare un piccolo villaggio, nuclei di case-famiglia, qui a Diacceto, comprando o costruendo case prefabbricate nelle immediate vicinanze di questa sede, per consentire ai disabili una maggiore autonomia conservando al contempo un certo grado di controllo”.