Sammezzano: tra le colline toscane i segreti del magico Oriente

a cura di Mariantonietta Rasulo - Ai piedi della montagna di Vallombrosa, tra gli ulivi che impallidiscono i colli dell’alto Arno e il nero dei cipressi, un’isola di sequoie e di sempreverdi nordici rari ed immensi, conduce a palazzine cinesi e, in cima al colle, a un castello.

Ci troviamo nel mezzo di una grande proprietà, tra Rignano sull’Arno e Incisa, nel Comune di Reggello.

Si vede bene da lontano l’imponente sagoma circondata da un verde intenso in una posizione di vedetta sulla collina, ben protetta dalla montagna, da dove si scorge una facciata orlata, in alto, con un profilo moresco e decorata in mattoni: è lo storico castello di Sammezzano, un sogno orientalista diventato realtà.

Come molte tenute toscane Sammezzano ha una storia antica: si dice che le fondamenta del castello-fortezza siano etrusche, cosa più che probabile visti i vari reperti dell’epoca ritrovati nel castello.

Un sogno di mattoni, maiolica, ceramica e marmi concepito da un eccentrico orientalista, Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona (nato a Firenze il 10 Marzo 1813,  morto a Sammezzano il 18 ottobre 1897), un uomo che viaggiò in lungo e in largo per il lontano Oriente comodamente seduto sulla sua poltrona, solo e soltanto con la fantasia grazie alla lettura dei più noti capolavori.

In circa quaranta anni della propria vita (dal 1850 al 1890) il Marchese Panciatichi  progettò, finanziò e realizzò  direttamente il castello di Sammezzano ed il parco annesso.

La ristrutturazione, realizzata in stile moresco  rivisitato da un toscano del diciannovesimo secolo, fu completamente eseguita da maestranze del luogo; tutte le decorazioni in cotto che ornano la costruzione, così come gli elementi delle balaustre, gli stucchi e le maioliche dai colori smaglianti venivano realizzate e cotte in una fornace che il marchese, committente e allo stesso tempo ingegnere e  architetto, aveva fatto costruire nel parco così da poter gestire ogni particolare e tener d’occhio la cottura del colore.

La trasformazione della villa seicentesca durò quasi quarant’anni.

Le tecniche usate nella costruzione e nel disegno dell’interno del castello sono varie ed il risultato è originalissimo.

Il marchese fece sbizzarrire non solo la propria fantasia ma scatenò  gli artigiani toscani.

365 sale scandiscono i giorni dell’anno:la Sala Bianca,la Galleria,la Saladegli Specchi, l’ottagono del Fumoir, la sala dei pavoni, la sala dei Gigli, la sala delle Stalattiti, dei bacili spagnoli, degli amanti, sono solo alcune, a cui poi fanno da corredo ben 17 camere da letto.

Ogni stanza ha la sua originalità, non esiste alcuna ripetizione, se non l’unica incisione posta in vari punti delle sale, “non plus ultra”, a dimostrazione della straordinaria unicità e originalità del castello e del suo costruttore.

Ai percorsi quasi labirintici sono stati attribuiti significati mistici e non mancano buffe leggende sul marchese e sul castello stesso oltre ai numerosi riferimenti alle diverse religioni, alla politica e alla letteratura.

Ma le meraviglie non finiscono qui… il castello è interamente circondato da un incantevole parco dove un tempo era possibile trovare alberi esotici e rari, tra cui un gruppo di 57 sequoie giganti,  accanto a sculture di grande pregio espressioni della cultura moresca.

Il parco del castello di Sammezzano è ancora oggi è considerato uno dei  più belli e vasti di tuttala Toscana.

Aperto al pubblico solo occasionalmente dal 1999  il castello è stato completamente abbandonato e vittima di numerosi atti di sciacallaggio: sono scomparsi rosoni, mobili e arredi,  lampadari e  suppellettili,  ma soprattutto quanto di più prezioso il castello potesse avere:  due leoni piangenti posti di guardia alla cripta del marchese Panciatichi.

La leggenda narra che sui due leoni si sia abbattuta una maledizione: chiunque avesse profanato le statue avrebbe patito la stessa morte del marchese Ferdinando, deceduto nel 1897 per una paralisi progressiva.

Il 10 marzo 2013 verranno celebrati in un convegno i duecento anni dalla nascita di Ferdinando Panciatichi: oggi il castello di Sammezzano appartiene ad una società italo-inglese, la “Sammezzano Castle Spa”  che sta lavorando ad un ambizioso piano di recupero e valorizzazione.

Info: Comitato Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona

Presidente: Massimo Sottani

massimosottani@virgilio.itinfo@sammezzano.org