Le cose che bruciano. Non solo le cose!

- a cura del direttore – foto di Edoardo Abruzzese - E’ la fine del mese di novembre di un...

- a cura del direttore – foto di Edoardo Abruzzese -

E’ la fine del mese di novembre di un anno bisestile che probabilmente non avrò il tempo di ricordare…
Siamo tempestati da numeri, dati, sedicenti esperti, volti e parole alla ricerca di identità, alla ricerca di consenso…
Il vuoto! Ivi compreso anche quello dello shopping di Natale!

Nel mese di dicembre dello scorso anno ho perso una zia, uno di quei colossi di saggezza che non esisteranno più; era in una casa di riposo, è caduta e se ne è andata, in silenzio, garbata ed elegante come sempre durante la vita.
Quella stessa casa di riposo oggi è un reparto covid: gli ospiti se ne vanno, uno dopo l’altro, in silenzio, in solitudine.

“Sta diventando impossibile prendere congedo da se stessi, di questi tempi. Impossibile dirsi addio”.
Sono parole di Michele Serra nel libro “Le cose che bruciano” pubblicato nell’aprile 2019.
Il protagonista è un uomo che decide di cambiare vita, di uscire di scena e lo fa lasciandosi il suo ruolo di politico alle spalle e trasferendosi in solitudine in un paese di montagna.
E ancora:
“Scomparendo agli altri mi sono reincarnato in me stesso, e a più di un anno di distanza la mia vita nuova ancora mi dà ebbrezza. La tipica ebbrezza dello scampato pericolo, quando ti volti indietro e pensi: ho rischiato grosso. Mi è andata proprio bene.
Per molti rappresentavo, nella mia vita precedente, un nemico da odiare oppure un modello da imitare. Ora rappresento molto di più: uno sconosciuto”.

Attilio vuole fuggire dalla sua vita di uomo esposto al pubblico, trovare una sorta di riappacificazione con i suoi nemici e, soprattutto con quel passato del quale non si riesce a liberare, da quel se stesso che, se non rinnega, vorrebbe reinventare.
Da qui la necessità di bruciare ciò che è stato per raggiungere la libertà, di bruciarlo metaforicamente attraverso il materiale, gli oggetti che quel passato rappresentano. E attraverso il rogo di quegli oggetti, arrivare a bruciare anche gli stati d’animo, i fatti, i modi di essere, la memoria stessa.
Ecco, solitudine, silenzio, anonimato, elementi indispensabili per conquistare la libertà!
Tutte queste riflessioni su un libro che, nella sua drammatica attualità, mi è molto piaciuto, mi hanno condotto quasi per mano ad abbracciare con l’anima tutte le migliaia di defunti covid sulla soglia dei forni crematori, e in modo particolare gli anziani delle case di riposo: vite che bruciano… con l’augurio più profondo di… raggiungere la libertà!