Giustizia ingiusta : uccidere un giovane con un fucile da caccia una domenica mattina è meno grave che uccidere investendo!

- servizio a cura di Sergio Bedessi - Due casi contemporanei, due letture assai diverse! Domenica, 30 settembre 2018 alle...

- servizio a cura di Sergio Bedessi -

Due casi contemporanei, due letture assai diverse!

Domenica, 30 settembre 2018 alle ore 10,18 un giovane di diciannove anni, Nathan Labolani, mentre passeggiava nelle campagne di Apricale (Imperia) è stato ucciso da un cacciatore; l’omicida lo ha freddato grazie ai colpi calibro 300 Magnum sparati da un fucile Winchester che lo hanno raggiunto all’addome non dandogli scampo.

Il cacciatore, che insieme ad altri stava partecipando ad una battuta di caccia al cinghiale, a suo dire, avrebbe scambiato il ragazzo per una preda.

Lo stesso giorno, sempre intorno alle ore 10,00, a Villalba di Guidonia, vicino Roma, un altro giovane, Massimiliano Bonansingo di venticinque anni, perdeva la vita in un incidente stradale; il ragazzo, alla guida del proprio veicolo, si scontrava con un’altra automobile, condotta da una donna. Per cause da accertare i due veicoli arrivavano a collisione.

Due giovani morti, due omicidi, due casi giuridici.

Mentre nel primo caso, è assolutamente certo che il ragazzo sia stato ucciso dal cacciatore, nel secondo la colpa dell’altro automobilista è tutta da accertare.

E mentre nel primo caso chiunque inorridisce di fronte a tanta stupidità umana (come si può sparare ad un ragazzo pensandolo che sia la preda della propria caccia?), nel secondo è evidente che si tratta di qualcosa che potrebbe accadere a chiunque di noi: rimanere responsabili di un incidente stradale nel quale l’altra persona perde la vita. Guidare un veicolo è un’operazione che tutti compiamo per andare al lavoro, per necessità; girare con un fucile imbracciato sparando a ciò che si muove è cosa ben diversa.

Ma una legge folle, un vero abominio giuridico, la legge 23 marzo 2016, n. 41, quella sull’omicidio stradale, voluta sull’onda di un giustizialismo anticostituzionale, punirà la conducente dell’auto di Guidonia, se ritenuta responsabile dell’incidente, con la reclusione dai 2 ai 7 anni, mentre il cacciatore omicida se la caverà con una pena dai 6 mesi ai 5 anni.

Due giovani che la domenica mattina del 30 settembre avevano davanti a loro una vita intera, improvvisamente troncata da chi, nel primo caso, si diletta ad uccidere, mentre nel secondo caso troncata da chi guidava un’automobile per necessità.

Se si guarda al minimo della pena alla quale chi è responsabile potrebbe venir condannato, viene da chiedersi se la vita di Nathan valesse solo un quarto di quella di Massimiliano: sei mesi al cacciatore che uccide il giovane, 24 mesi (due anni) all’automobilista che provoca l’incidente stradale.

E se l’automobilista venisse trovato con il tasso alcolemico alterato rischierebbe 12 anni di reclusione, mentre per il cacciatore, ubriaco o no, le cose non cambierebbero molto e probabilmente verrebbe condannato ai soliti sei mesi perché non esistono controlli alcoltest sui cacciatori.

Già, perché mentre gli automobilisti possono essere soggetti a controlli con etilometro e drug-test da parte della polizia, per i cacciatori, malgrado imbraccino un fucile che è senza dubbio alcuno uno strumento di morte, questi controlli non sono previsti!

A quando, al di là di abolire la caccia, controlli rigorosi sui requisiti psico-fisici di chi detiene ed usa armi?

A quando controlli sui cacciatori sull’uso di alcol e di droghe?

Perché gli automobilisti devono essere considerati più pericolosi dei cacciatori?

Perché gli automobilisti devono essere controllati più dei cacciatori quando è evidente che un fucile è certo più pericoloso di un veicolo?

Perché un cacciatore ubriaco che uccide una persona rischia al massimo 5 anni mentre un automobilista ubriaco ne rischia 12 di anni, più del doppio, quando, se si guarda bene, il risultato è lo stesso, due ubriachi responsabili della morte di un’altra persona?

Questi due fatti, queste due morti, questi due giovani strappati alle loro famiglie, dovrebbero fare riflettere a fondo sulla evidente sperequazione giuridica: chi toglie la vita ad una persona con una fucilata, ed è sicuramente colpevole, non può essere soggetto ad una pena che è un quarto rispetto a chi rimane responsabile di un incidente stradale mortale!