PFAS: solo un acronimo?

servizio a cura di Maddalena del Campo – foto di Edoardo Abruzzese Un acronimo che, dopo un momento di scalpore,...

servizio a cura di Maddalena del Campo – foto di Edoardo Abruzzese

Un acronimo che, dopo un momento di scalpore, non fa più notizia, forse perché si riferisce ad un fenomeno che colpisce il nord Italia. E’ noto anche in Toscana. Ma non più di tanto!

Gli allarmismi, soprattutto di questi tempi , non fanno bene!

Ma c’è un fatto nuovo, di cui, anche in questo caso, non si è parlato più di tanto!

Sicuramente assai meno del bacio sul murales tra Di Maio e Salvini.

Giovanna Dal Lago è una signora del vicentino, ha cinque figli e nel sangue di tutte cinque è entrata in percentuale da dieci a quaranta volte i valori tollerabili, la Pfas: ecco che allora l’acronimo ha acquistato un certo significato.

Pfas, una sigla che determina sostanze perfluoroalchiliche, un interferente endocrino presente nella lavorazione di molti prodotti isolanti: in pratica rendono i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. Dove si possono trovare? Nei rivestimenti delle pentole, nella cera dei giacconi, nei contenitori per il cibo, nei tessuti e, attenzione, nella filiera delle pelli…e, attraverso il cibo e l’acqua, negli organismi viventi.

Anche nel sangue dei cinque figli della Signora Giovanna: coraggio, intelligenza, senso di giustizia hanno armato un gruppo di casalinghe, senza conoscenze specifiche nè grandi mezzi economici; ha preso così corpo e vita una delle più documentate e rivoluzionarie ricerche sui danni ambientali mai svolte nel nostro Paese: rilevazioni del Cnr, studi europei e nord americani, professori e studenti dell’Università di Padova. Sono riuscite a provare che la falda idrica da Verona a Padova e l’intera area agricola in superficie è contaminata da Pfas.

Era il 2013 e le acque dell’Arno vennero monitorate da cima a fondo: dall’analisi emerse che a Santa Croce sull’Arno si registrava il più alto livello di concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche.

Il loro macabro successo? Non reagiscono con nulla, grazie alla loro struttura chimica sono assai difficili da degradare, non possono essere digerite nè filtrate dai reni… si accumulano nel sangue, alterano il metabolismo, espongono al rischio di disfunzioni della tiroide, di infarti precoci, del morbo di Alzheimer.

Con queste prove in mano le mamme del nord hanno cercato di parlare ai governi italiani, in nome dei figli di tutti, ma senza successo; non si fermano, c’è Bruxelles, l’Onu…

Chissà… forse può succedere che “pfas “ resti soltanto un acronimo senza senso!