Reggello: la cultura dell’olio

- servizio a cura di Nadia Fondelli - foto di Edoardo Abruzzese - Si è appena svolta la 44a edizione...

- servizio a cura di Nadia Fondelli - foto di Edoardo Abruzzese -

Si è appena svolta la 44a edizione della Rassegna dell’Olio Extra Vergine d’Oliva di Reggello che, dopo l’anno orribile di tre anni fa e il timido rilancio delle scorse annate, è tornata alla grande con l’entusiasmo del sindaco Cristiano Benucci che parla dell’olio 2017 come: “di ottima qualità, perfetto e non ha subito gli attacchi della mosca”.
L’annata calda e siccitosa se da una parte ha favorito l’oliva proteggendola dalla mosca ha però, di contrappasso, ridotto drasticamente le quantità al punto che in alcune zone della Toscana la riduzione del prodotto va dal 50 al 70%. La raccolta è stata anticipata almeno di 15 giorni, non sempre ben spesi.

L’oliva col gran caldo si è arrestata nello sviluppo e in molti, osservando l’invaiatura dovuta all’effetto dell’eccessiva insolazione, l’hanno ritenuta matura e raccolta anche con troppo anticipo, col rischio di fornire un prodotto con ridotte le straordinarie doti di buon contenuto di acido oleico e polifenoli.

Giovanni Goglia dirigente centrale dell’Ispettorato controllo qualità e repressione frodi Toscana e Umbria ci fa sapere come l’impegno nel tutelare la qualità e i mercati dalla contraffazione sia totale.
I grandi prodotti dell’agroalimentare italiano oggi viaggiano anche in rete ed è lì che dobbiamo intervenire per proteggere il Made in Italy. La procedura che utilizziamo è semplice. Essendo un organismo statale agiamo da proprietari e segnaliamo alle grandi piattaforme di vendita le frodi. Loro non solo oscurano il sito e irelativo prodotto ma intervengono affinchè quel soggetto non possa più inserirsi in futuro nella piattaforma.
Nostro dovere è proteggere anche i consumatori che però ancora oggi vanno educati a comprendere che l’extra vergine toscano, oltre ad essere eccellente come gusto e salute, non può costare pochi euro come talvolta si trova sugli scaffali della grande distribuzione.

Purtroppo è moltissimo l’olio che non è italiano! Tutto il bacino del Mediterraneo fa transitare le sue olive dall’Italia sapendo bene che questo è sufficiente per determinare un incremento di prezzo attribuendo un valore aggiunto, quello del Made in Italy, che non hanno e che abbiano necessità di proteggere ad ogni livello.

Quindi il consumatore, quello italiano e quello toscano in particolare che ne dovrebbe sapere, ancora non ri-conosce un vero extra vergine d’oliva?
Purtroppo nodichiara Matteo Mugelli produttore e frantoiano di livello mondiale anche se negli ultimi anni qualcosa sta cambiando e il consumatore inizia a rendersi conto la differenza che c’è fra un extra vergine da scaffale dove la dicitura è al limite del consentito e un vero extra vergine di frantoio. In Italia abbiamo 190 cultivar diversi di olivo e oltre 500 a livello nazionale: la biodiversità incredibile ci aiuta a portare il prodotto verso l’eccellenza. E’ li che si deve vincere la sfida, basti pensare, ad esempio che la Spagna, primo produttore al mondo ha solo 8 cultivar ed è per questo che si dedica all’intensivo.

La varietà cultivare è un valore incredibile da sfruttare che ci porta, anche all’interno del territorio nazionale a una grande selezione. Vi faccio un altro esempio. Le piante bellissime e secolari pugliesi producono per ogni albero 100/200 chili a pianta, mentre in Toscana se va bene arriviamo a 15 chili. Ovvio quindi che un nostro extravergine che è il più ricco di polifenoli non possa costare 3 euro, ma almeno 20.

L’olivocultura è cambiata. Non esiste più cogliere le olive e lasciarle ad asciugare secondo le vecchie conoscenze; oggi si sa che devono essere raccolte e portate al frantoio prima possibile per evitare la degradazione che avviene dal distacco della rupa. Oggi fare olio non è più solo mettere le olive da una parte e aspettare il prodotto dall’altra e il frantoiano deve gioco forza essere anche un assaggiatore”.

Parole chiare!

L’extra vergine d’oliva è un prodotto fondamentale per la salute umana e una materia prima da trattare con i guanti.

E, tornando sui colli di Reggello, questo lo ha compreso bene l’Amministrazione al punto che, oltre a promuovere il prodotto nei tre giorni canonici all’inizio di novembre, è andata oltre comprendendo come la preziosa materia prima sia una ricchezza da sfruttare per tutto l’anno: fattore di identità del paesaggio e speranza del futuro.

Ne abbiamo parlato con l’assessore alle attività produttive Giacomo Banchetti soffermandoci sulla produzione a “marchio” Comune di Reggello.

Abbiamo colto l’occasione delle nuove lottizzazioni per decidere di utilizzare questa nostra pianta caratteristica. Anziché piantare altri alberi nei parchi, nei giardini e persino nelle rotonde di accesso al paese abbiamo scelto l’olivo, in alcuni casi recuperando anche piante dell’abbandono, per caratterizzarlo come elemento distintivo e perché no, anche per produrci un po’ d’olio che nelle annate felici (non quest’anno) può venire utilizzato nelle nostre scuole.

Vogliamo che si cresca a Reggello conoscendo l’olio e il menù mirato a scuola nel periodo autunnale a base di extravergine: ci sembrava un buon punto di partenza, insieme all’utilizzo quotidiano come condimento.

Ma per recuperare oliveti e far capire ai giovani che un futuro nell’olio c’è siamo andati oltre avviando un progetto con l’istituto Vasari di Incisa-Figline in cui, grazie anche alla disponibilità di un privato, abbiamo concesso un campo che era abbandonato come terreno di studio e produzione per gli studenti”.

Reggello si conferma leader nella produzione dell’extra vergine, ma non solo in frantoio,  nel panorama culturale del nostro Paese!