“perché” le Terre del Levante Fiorentino si raccontano in rete

- servizio di Jacopo Zucchini – foto di Edoardo Abruzzese - Il 30 novembre e l’1 dicembre prossimo avrà luogo...

- servizio di Jacopo Zucchini – foto di Edoardo Abruzzese -

Il 30 novembre e l’1 dicembre prossimo avrà luogo alla Fortezza da Basso di Firenze la nona edizione di “BTO – Buy Tourism on line”, ovvero la borsa del turismo digitale: la rete come opportunità e frontiera per il turismo di una “Toscana ovunque bella”, con una storia on line per ciascuno dei Comuni che la compongono.

Quest’anno più che spiegare come si fa turismo on line, come si sceglie o ci si fa conoscere, la parola chiave è“why”, perchè: il perché di idee imprenditoriali di successo, il perché di un viaggio e non un altro, storie da raccontare e non solo pasti e posti letto.

Ecco la ragione per cui noi di OrientePress che da quasi dieci anni seguiamo un territorio toscano “comunque bello” vogliamo raccontare in spigolature i “perchè” delle Terre del Levante Fiorentino: crediamo che ogni realtà, piccola o grande che sia, debba saper scegliere la propria matrice narrativa indagando la spinta del suo esistere, che non può essere misurata con le percentuali di sconto.

Il nostro excursus non contempla indirizzi di ristoranti e strutture ricettive, quelli si trovano dappertutto, ed è assai difficile non trovarsi molto bene!

Affinate le chiavi di lettura: gustare, vedere, ascoltare, toccare, odorare… cominciamo!

A sud est della città ecco le Terre del Levante Fiorentino… appena varcato il confine tra Firenze e Bagno a Ripoli ci imbattiamo nella più antica pieve della zona, quella di San Pietro a Ripoli e l’altra, poco distante, ma già in collina, di Santa Maria a Quarto (XII sec.). A Ponte a Ema si trova un piccolo gioiello recentemente restaurato, l’Oratorio di Santa Caterina, mentre a Grassina merita una visita, nel silenzio della campagna, la Fonte della Fata Morgana.

Vino del Consorzio Chianti Colli Fiorentini Docg, olio Laudemio e Extravergine toscano Igp accompagnano la ribollita, le carni grigliate o il peposo dell’Impruneta .

Inizia quindi l’itinerario lungo la corrente dell’Arno: nel Comune di Figline Valdarno, ora diventato Comune Unico con quello di  Incisa, merita una sosta la quattrocentesca Villa di San Cerbone appartenente alla famiglia Serristori che ospita anche l’omonimo ospedale, nel refettorio un “ultima cena” attribuita al Vasari, ma il fascino del luogo non si ferma qui: si narra, infatti, che vi dimori ancora oggi il fantasma di Veronica Cybo Malaspina che qui visse in esilio dopo aver fatto uccidere l’amante del suo consorte.

E non è tutto: gli Etruschi a Figline! Il sito archeologico della Rotta costituisce una delle realtà archeologiche più interessanti individuate nell’ultimo decennio in Toscana, non solo per l’indubbia rilevanza dei materiali rinvenuti, che consentono di ipotizzare la presenza di un centro destinato ad ospitare personaggi di alto rango, ma soprattutto per la sua collocazione in un’area avara di rinvenimenti e fino ad ora considerata periferica all’interno dei territori interessati dalla cultura etrusca.

Sulla riva sinistra del fiume si estende il territorio di Rignano sull’Arno: sono molte le ville signorili e le roccaforti che lo caratterizzano, ma il vero monumento simbolo è la Pieve di San Leolino, ha compiuto mille anni nel 2008!

Proprio alla confluenza tra Arno e Sieve sorge Pontassieve: Comune tra i più estesi in Italia, spazia dalle Sieci e Santa Brigida fino al Monte Giovi e comprende tutta la varietà dei paesaggi toscani. Importante centro delle Terre del Levante Fiorentino, forse è il più vivo e vissuto anche da una popolazione giovanile. Molto suggestivo il centro storico con il borgo, la torre “dell’orologio” medievale ed il “ponte vecchio”, bombardato nella seconda guerra mondiale che ancora oggi rimane il collegamento fra Pelago e Pontassieve,; delle quattro antiche porte ne restano tre ( Filicaia, Fiorentina, Aretina) ; nei dintorni il Santuario della Madonna del Sasso che conserva pregevoli affreschi e tavole del ’400. Verde e Natura a Poggio Ripaghera: una sosta rigenerante in area protetta!

Il territorio tra Arno e Sieve è ricco anche di testimonianze archeologiche: da quelle di Monte Giovi agli importanti gli scavi di San Martino a Frascole, presso Dicomano e, sopra l’abitato di Reggello, il Poggio alla Regina: un insediamento qui si sviluppò intorno al Mille sui resti di un precedente agglomerato tardo medievale a sua volta sulle rovine di edifici di origine etrusca; nel Medio Evo il castello fu sotto il controllo dei conti Guidi fino ai primi del Trecento quando l’espansione politico militare di Firenze portò alla distruzione di quasi tutti i castelli feudali.

Da Pontassieve, in direzione dell’Appennino tosco romagnolo incontriamo Rufina, cittadina un tempo situata in zona paludosa, bonificata agli inizi del ’900 che ha legato da sempre il suo destino a quello del vino, il Chianti Rufina e Pomino DOCG : nella Villa di Poggio Reale nel centro del paese ha sede il Museo della vite e del vino che raccoglie antichi documenti e materiali della tradizione vinicola. Da non perdere il lago di Falgano che non è quello di Braies, ma una buona alternativa!

Seguendo la fragranza del mosto ci troviamo a Pomino con la pieve romanica di San Bartolomeo poco distante da quella di Castiglioni.

Alla confluenza tra il torrente San Godenzo e la Sieve sorge Dicomano di antica origine romana che dal Trecento divenne importante porto fluviale dove transitavano i carichi di legame destinati ai cantieri navali sulla costa toscana.

Da Rufina lungo deliziose e ombreggiate strade nel più iconografico paesaggio toscano giungiamo a Pelago: il nucleo storico del paese sorge sulle rovine di un castello forse appartenuto ai Cattani o ai conti Guidi, il comune vecchio è diventato un museo d’arte moderna. Ma è la campagna circostante che riserva ai visitatori la sorpresa di fortezze, torri e architetture murate: il castello di Altomena, il castello di Nipozzano, della famiglia Frescobaldi, bombardato nella seconda guerra mondiale ora in fase di ristrutturazione e già aperto al pubblico, la torre di Ristonchi…

Proseguendo sulla statale 67 verso il passo del Muraglione, quella che, all’incontrario, Vasco Pratolini fece percorrere al suo Metello per raggiungere Firenze, troviamo l’abitato di San Godenzo, famoso per l’incontro tra ghibellini e guelfi bianchi nel 1302 a cui partecipò anche Dante; in posizione elevata tra boschi di castagni il paese, rimasto come era, ospita una bella e imponente badia benedettina dedicata al santo eremita Gaudenzio. Il valore paesaggistico e ambientale di San Godenzo è assai alto, paesaggi naturalistici mozzafiato per non parlare dei torrenti che scorrono dal Muraglione fino alla Sieve : non lontano, in località Castagno d’Andrea, si apre infatti l’unica porta di accesso al versante toscano del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna

Tornando verso Firenze, passato l’abitato di Contea, facendo una deviazione sulla sinistra si raggiunge in pochi chilometri il paese di Londa di antichissima fondazione, caratterizzato da un piccolo lago artificiale che nella bella stagione costituisce una piacevole attrattiva insieme ai boschi che lo circondano. Il prodotto di eccellenza della zona è la pesca Regina, una varietà bianca tardiva che viene festeggiata nel mese di settembre. Nei pressi l’abitato di Rincine: due chiese, una sperduta nella strada per arrivarvi, l’altra con una comunità molto attiva soprattutto per le adozioni a distanza e per le missioni in Burkina Faso.

Proseguendo si può scegliere di passare nel territorio di Reggello che si estende dalla valle dell’Arno alle alture del Pratomagno: gli angeli del Rossellino nella chiesa di San Clemente, il Trittico di San Giovenale di Masaccio nella pieve di Cascia, le tavole attribuite al Ghirlandaio nella pieve a Pitiana sono soltanto le opere più prestigiose, ma visitando pievi e ville molte le occasioni di incontrare piccoli e grandi capolavori. Se poi l’esigenza è quella di aria buona nel verde può essere un’idea imboccare un sentiero che si inoltra nella foresta di Sant’Antonio, un’area forestale protetta di castagni e faggi, ma non solo. Da qui si raggiunge la foresta e il Monastero di Vallombrosa, antica località di villeggiatura dei reali inglesi, sulla strada i resti di una ferrovia a cremagliera che collegava l’attuale stazione di Sant’Ellero al Monastero. Poco lontano il castello di Sammezzano, con tutte le sue meraviglie e i suoi misteri, per non parlare delle travagliate vicissitudini…

La Natura Madre ricopre anche questa terra di doni incommensurabili: castagne, funghi, tartufi e miele nei territori collinari, il cece rosa tipico di Reggello, i fagioli zolfini, le lenticchie, il cavolo, le fave, le patate di collina, i frutti di bosco lungo tutta la valle, lo zafferano a Pomino. Non tralasciamo gli affettati tra cui merita ricordare il bardiccio, 80% di carne suina e il resto carne bovina per ingentilire il gusto decisamente aromatizzato con finocchio selvatico, aglio e spezie: la cottura tipica è alla brace o in umido rifatto con il pomodoro.

Pecorino, ricotta e raveggiolo sono tra i formaggi tipici di tutta la montagna fiorentina.

E se ancora non vi fosse venuta la voglia di un viaggio…Nelle Terre del Levante Fiorentino scorrono diversi torrenti di acqua cristallina e trasparente dove immergersi diventa occasione di un benessere sconosciuto e… gratuito!Un esempio che fortunatamente non si trova ancora in rete…è nel Comune di Reggello: il torrente Vicano che scorre in località Raggioli, attraversa Donnini e Paterno per sfociare poi nell’Arno a Sant’Ellero.

Per arrivare alla pozza più grande e più soleggiata dobbiamo lasciare la macchina a un chilometro e mezzo, in una frazione chiamata Fontisterni, e proseguire a piedi attraverso un romantico e ombroso sentiero che passa vicino alla torre dove Napoleone trascorse una notte durante una delle sue campagne in Italia.