Quel ramo del lago di… Londa

- di Nadia Fondelli - Della serie “le buone notizie non fanno notizia” ecco così che è passata sotto tono...

- di Nadia Fondelli -

Della serie “le buone notizie non fanno notizia” ecco così che è passata sotto tono e rilegata in un misero trafiletto da trenta battute la notizia della recente ripulitura del lago di Londa.
Gli stessi solerti colleghi di quotidiani che di prestigioso ormai hanno solo il nome della testata, che a suo tempo si sperticarono in scandalistici titoli per una perdita di fango, oggi non danno lo stesso titolo a sette colonne ai lavori di sfalcio e manutenzione appena fatti propedeutici alla risistemazione del lago come previsto dal protocollo d’intesa dello scorso settembre con il Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno.
Lavori attesi, finalmente, da tanti, ma di fatto bloccati per una ridicola questione che di ambientale aveva solo lo sfruttamento di un argomento buono a riempire la bocca di chi vuole distorcere l’attenzione dalle ecomafie e dai problemi ambientali seri.

Vale la pena partire da questa dolorosa e allo stesso tempo ridicola questione per ridare giusta collocazione, nel tempo e nello spazio, alla vicenda intera che ha visto sequestrare il lago e passare guai anche al sindaco Aleandro Murras.
L’invaso di Gorazzaio, questo il vero nome del lago simbolo della cittadina, a seguito di uno sversamento anomalo di fango e limo fu additato come inquinante, posto sotto sequestro, bloccata di fatto ogni opera di pulitura e manutenzione, salvo poi appurare, con i tempi giurassici della magistratura italica, che era tutto un grande bluff.

Forse qualcuno ci sarà rimasto male davvero nell’apprendere che niente materiali inquinanti ed idrocarburi erano presenti nelle acque e che anche l’insolita moria di pesci era fine a se stessa. Solo un caso, una coincidenza.
Purtroppo però l’inchiesta, che ha già detto chiaro e tondo come stanno le cose grazie alle misurazioni ambientali, di fatto è ancora aperta e ad oggi, il lago di Londa si può manutentare a pizzichi e bocconi e anche se il sequestro è stato tolto i margini di manovra per l’amministrazione sono minimi.

E in quest’ottica, grazie al protocollo di cui sopra e alla richiesta del sindaco di Londa il personale del Consorzio di bonifica ha provveduto ai primi interventi estivi in attesa dell’opera straordinaria di manutenzione prevista dall’accordo di dicembre 2015 che darà il via ai grandi lavori del progetto esecutivo del valore di circa 390 mila euro e che hanno ottenuto un finanziamento da parte della Regione Toscana di circa 250 mila euro.
Ci vorrà circa un anno di lavori dal termine dell’iter attuativo e ancora qualche mese (si spera) perchè in tribunale chiuda del tutto un fascicolo inutile.
Nel frattempo, il passaggio di questa estate serve al Consorzio per ispezionare il lago e prepararlo ai prossimi lavori. “Un lago così ben mantenuto dai nostri operatori, che ringrazio per le loro grandi capacità, può rappresentare tuttavia anche una meta per cittadini e turisti in cerca di refrigerio in queste calde giornate agostane”. Questa la soddisfazione espressa dal Sindaco di Londa Aleandro Murras che dal suo profilo Facebook ha ringraziato, oltre al Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno, anche i volontari della Protezione Civile e i ragazzi migranti che hanno successivamente completato le pulizie.
E bravo Sindaco, capace anche di andare oltre a questa vicenda che da gran signore non ha colto nemmeno l’occasione per togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

Mi permetto nel mio piccolo di farlo io dato che questo foglio da sempre è vicino ai Comuni virtuosi e combatte il malaffare ambientale. Quello vero.
Londa, il suo lago e il suo spicchio di meravigliosa foresta non hanno niente da invidiare a località celebri e talvolta sovradimensionate in termini di fama, ma ha il difetto di essere una piccola realtà, angolare e difesa da pochi.
Il malaffare e le ecomafie si nascondono sotto il tappeto della burocrazia ottusa e il malaffare non si fa neanche pulendo alla luce del sole un laghetto.
Lo si fa di notte, in altri angoli della Toscana dove esistono tante piccole terre dei fuochi dove, chissà perchè, il naso ce lo vanno a ficcare in pochi.